mercoledì 23 aprile 2008

Lettera semplice


Cara madre, tu cammini vicino a me, sin dalla tenera infanzia, tu madre mi conosci bene, il Dio che si è incarnato in te, tutto ti ha rivelato, madre cara, vorrei donarti il mio cuore, fartelo tenere in mano. Tu sai ciò che esso contiene: gioie, dolori, paura, tristezze, malinconie, timori. Tu sai le delusioni che ha preso, e quelle che ha dato. Tu sai le aspettative che avrebbe, e persino le utopie nella quale spera. Tu lo puoi pesare cara madre, e sai che non vale molto, perché è un cuore di uomo, pieno di miseria, di peccato di morte, un cuore che fa del male anche quando è convinto di fare un bene, cara madre, dolce e buona, quante volte sono caduto ? quante volte giocavo lontano dalla nostra casa, e tu con voce soave e dolce mi chiamavi ? quante volte giocavo a farti disperare, e scomparivo per intere giornate, pensando alle cose mie, senza capire che stavo semplicemente bevendo un veleno, che volentieri tu, per amor mio avresti bevuto al mio posto, pur di non farmi morire. Per sempre… cara madre, quante volte, insieme abbiamo pulito e adornato la casa del mio cuore per permettere che ci venisse ad abitare Gesù ? con molta dolcezza mi imparavi a spolverare, a stirare, e a mettere in ordine le idee del mio cuore, mi volevi bello e splendente per potere donare sempre amore puro e fresco come bocciolo di rosa. Oh madre, quante volte ho pianto ? il mio cuore che hai in mano te lo può confermare, ho pianto e fatto piangere tante volte, certe volte per cercare di non far piangere, ho fatto piangere e ho pianto ancor di più. Ho pianto ma tu eri la, a tergere le mie lacrime a fornire, con la tua presenza una Divina consolazione, a dirmi quel “ti Voglio bene” che nessuno mi diceva più. Vorrei avere il cuore così semplice e puro e santo da fare insieme San Francesco la preghiera semplice dicendo “fa che io possa consolare piuttosto che essere consolato”, vorrei essere così mite e umile come Gesù e poter dire “non la mia ma la tua volontà sia fatta” e così obbediente come te e dire “sono la serva del signore, si compia in me la tua parola”, spesso però il cuore che hai nelle mani si ribella, la mia misera umanità suda sangue e piuttosto che issare la croce sulle spalle vorrei scaraventarla addosso ai centurioni, non capendo che non è questo quello che vorresti tu da me, e nemmeno quel che DIO vorrebbe, quante volte ho chiesto un segno ? senza rendermi conto che la stessa cosa che ero li a chiederlo già quello era un segno. Quante volte ho pianto davanti una tua immagine con la malinconia nel cuore di poterti abbracciare realmente, e pensavo alle tue parole “se sapreste cos’è il paradiso vorreste morire tutti, in un sol istante”, e anche adesso che ti scrivo questa lettera in un momento di tribolazione, vengo a invocare il tuo aiuto piangendo “mamma sono caduto rialzami”, si oh madre, rialzami tu, non voglio ciechi che guidano altri ciechi, non voglio lupi che si travestono di pecore, voglio solo le tue candide mani, per l’eternità. Io sono cieco, non saprei vedere il volto di Gesù. Solo tu puoi prendere la mia mano e posarla sulla sua candida faccia, puoi farmi accarezzare la sua barba.. e farmi lavare con le lacrime, le ferite che io stesso ho provocato sin dalla nascita. Oh madre in questo momento in cui il mio spirito si sente tribolato, in cui la mia anima è triste, prendimi tu in braccio, poggiami tu sulle tue ginocchia permettimi di appoggiare la mia testa sul tuo seno, e riposare, con ritmi scanditi dai battiti del tuo cuore. permettimi di raccogliere tutti i tuoi respiri, di racchiuderli in una boccetta e di conservarli in eternità. Madre mia, permettimi di prendere la tua mano e poggiarmela sulla mia guancia, perché mi accarezzi il volto, arido di peccato e di male di questa vita, dalla pelle bagnata e dagli occhi rigati, permettimi per un istante di non vedere nulla se non i tuoi occhi. Madre mia e in questo meraviglioso quadro so, che se sarò nelle tue ginocchia, neanche i demoni dell’inferno mi strapperanno mai da Gesù. Ma madre permettimi anche di condividere questa tua meravigliosa maternità con i miei fratelli che possano leggersi e forse specchiarsi nelle loro avversità, e potere chiudere gli occhi per sentirsi pure loro nelle tue ginocchia. Tutti insieme come fossimo figli unici, figli unigeniti. Permettimi di condividere la mia croce con gli altri affinché gli altri la condividano con me, come Gesù col cireneo. Permettimi che non sia il demonio a vincere in questi momenti di sconforto, ma tu con la tua materna dolcezza, permettimi di essere soltanto un grano di quell’enorme corona del rosario che formano i tuoi figli, che sono nati prima di me, e di quelli che nasceranno dopo, fino alla fine dei tempi. Per mezzo delle mani purissime anche questa lettera misera e striminzita frutto di un momento di sconforto, può diventare un Ave Maria, unita a tutte le Ave Maria che si recitano da quando tu sei nel mondo che non cesseranno mai più. Oh cara madre mia, permettimi soltanto un abbraccio…
Il tuo figliolo monello

Gaetano..

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