venerdì 18 luglio 2008

La Leggenda di San Michele


Si racconta che al tempo della ribellione di alcuni Angeli contro Dio, le due alture di Olevano, monte Castello e monte Aureo, siano state i teatri della fase finale della lotta che segnò la sconfitta degli Angeli ribelli capeggiati da Lucifero.
L'Arcangelo Michele aveva preso dimora in un anfratto, molto simile ad una grotta, piccolo, ed angusto, situato alla sommità della collina che ha oggi il nome di Castello per la presenza dell'omonima costruzione, mentre l'angelo ribelle Lucifero, trovò riparo nella bellissima grotta sulla costa del monte Aureo. Un giorno il Diavolo volle far visita all'arcangelo Michele per prendersi gioco di lui, e lo canzonò alla vista della spelonca in cui abitava, magnificando la bellezza della stalattiti e stalagmiti della propria, dell'ampio spazio, dell'altezza e dal superbo panorama sulle valli sottostanti che offriva.
Per dare maggiore credibilità alle sue parole, sfidò l'Arcangelo Michele a visitare la sua casa per farlo rendere di persona della veridicità delle sue parole. L'Arcangelo accettò l'invito e visitò la grotta di Lucifero. Dopo una attenta visione dovette convenire che era di gran lunga superiore alla propria dimora e pregò Lucifero che gli facesse provare a sedersi sul suo trono. A questo punto, Lucifero, accecato dall'orgoglio acconsentì e l'arcangelo si accomodò sul suo trono. Una volta insediatosi disse a Lucifero che non l'avrebbe più abbandonato il cheb ovviamente provocò l'ira del diavolo. Spade alla mano si batterono in un accanito duello, ma fù il diavolo ad avere la peggio. Infatti, lentamente ma inesorabilmente sospinto finì per rotolare giù dalla china fino a fermarsi sopra un duro e compatto macigno. Quì potè riflrttere sulle sue disgrazie e rendersi conto di essere stato battuto al suo stesso gioco. Colto da una profonda amarezza con enorme sdegno sferrò col suo zoccolo tondo e ferreo un duro calcio alla roccia su cui era seduto. L'orma del diavolo restò impressa nella pietra ed è ancora oggi possibile vederla in quel posto che viene comunemente chiamato "zampa del diavolo".
Ogni passante che si accinge a scalare la montagna per ascendere alla grotta del Santo, per non incorrere nelle ire furiose del demonio imbestialito per la sua imbecillità, rispetta la tradizione di raccogliere tre sassolini e deporli nella buca.
Ma il calcio sferrato alla roccia provocò al malcapitato Lucifero altre disgrazie. Infatti l'azione stessa e la forza impegnata per sferrare il colpo alla roccia, gli fece perdere l'equilibrio e rotolò da quel punto fin nelle acque del tusciano. lungo il tratto attraversato dal diavolo ogni vegetazione scomparve per sempre e restò evidente la nuda roccia ed un pauroso precipizio che in linea retta e posizione obliqua dal sentiero che conduce alla grotta cade nel letto del fiume ed è chiamato "scivolatoio del diavolo".
Così l'arcangelo Michele umiliò il diavolo, lo mise ai suoi piedi e glorificò Iddio, con una frase che è ancora oggi si può leggere sulla statua del santo: " QUIS UT DEUS ". Da questa grotta S. Michele operò tantissime guarigioni per mezzo dell'acqua, la stilla, che veniva raccolta dallo stillicidio della roccia.

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