sabato 2 agosto 2008

.Scontando il Purgatorio.


.Scontando il Purgatorio.

Questa è in breve la storia della mia vita fino ad ora (agosto 2008) che riporto nel blog del carissimo Gaetano per sua gentile richiesta e che faccio con tanto piacere. La definisco la storia di una semiconversione perché ancora faccio fatica a lasciarmi abbracciare totalmente da Gesù. Ho deciso di dividere la mia storia in tre periodi: il buio, la penombra, la luce; quest'ultima parte la scriverò quando riuscirò a buttare giù un muretto piccolo, ma solido che mi divide da Gesù, ovvero a perdonare, come Lui mi ha perdonata. Helga.



Il buio - prima parte



Tutto iniziò il 17 settembre A. D. 1971 D. C. quando una pargoletta, il giorno che ricorreva la stigmatizzazione del Santo Francesco di Assisi, aprì gli occhi verso le 6 del mattino alla tiepida luce del sole di questo mondo. Di lì a pochi anni, molte sarebbero state le sofferenze della piccola dolce anima. Già fin dagli anni dell'asilo, seduta su una specie di muretto dell'asilo stesso, ricordo che guardavo e pensavo con una certa maturità che quei bambini che giocavano spensierati, non capivano nulla della vita... forse già intuivo che solo la croce ci fa crescere... Fra quei lontani ricordi (di oltre 30 anni fa, dato che al momento ho 36 anni) ripenso al mio amore per la creatività che ho ritrovato molto forte in questi ultimi anni grazie alla grafica web.
Già da allora iniziarono le ingiustizie esterne: una bambina usò il mio bavaglino con il mio caro funghetto per ripulirsi dopo aver vomitato ed un altro mi venne in faccia a dire di lasciare stare sua cugina che io assolutamente non avevo probabilmente neppure considerato (ero di una timidezza infinita! Questo a causa del terrore che mi aveva messo addosso mio padre). Praticamente ero di marmo davanti a quel bambino; adesso, logicamente, trovo incredibile come io non sia riuscita a ribellarmi ad un poppante, ma mi fa anche capire meglio che, quello che ci accade, è grave secondo la percezione che abbiamo dell'evento stesso nel momento in cui lo viviamo. Passando ai primi di anni di scuola il carnefice di mia vita (mio padre), si mise all'opera subito per far affondare principalmente la mia auto stima. A scuola la mia timidezza certo non diminuiva. Quando ero in prima elementare dopo avermi terrorizzato a causa del suo disprezzo, fra le altre cose, verso i bambini che fanno confusione, mi mandava a scuola con la pretesa che io fossi una bambina come tutte le altre, ma dato che mi sentivo di ghiaccio, avevo una totale vergogna a scrivere alla lavagna; seppe di questa mia difficoltà (avevo il terrore di essere me stessa per causa sua, dato che non amava che piangessimo, ci lamentassimo e neppure che ridessimo liberamente) ed allora quando tornavo a casa mi chiedeva tutti i giorni: "Hai scritto alla lavagna?" Io dovevo rispondergli la verità, ovvero di no, perchè tanto capivo che sarebbe venuto a sapere la verità e subito partiva uno schiaffo. Forse da qui posso dire che nasceva la sua totale indegnità di essere genitore. E' stata una delle tante grandi ingiustizie, oltre a quelle che ho avuto nella società, perchè lui stesso come per tante altre situazioni, mi aveva procurato un disagio con il terrore e lui stesso ora mi puniva. L'essere malvagio ha continuato a terrorizzare e semi-distruggere anche la vita di mio fratello di un anno più grande e mia sorella di due e mezzo più piccola di me. Rimanendo sempre intorno all'età di 4 anni, per sfratto ci trasferimmo nel paese dove tuttora vivo, venendo via dall'odiosa squallida città di Livorno, dove è tangibile, palpabile un nulla nauseante che da cattolica in cerca della vera me ed in cerca del vero Dio, posso ben definire come "ateismo". Da dieci anni abitiamo in una casa decente, ma la degradazione dell'abitazione dove abbiamo abitato per poco più di 30 anni in questo paese era alta. C'è un detto che recita più o meno così: "Le bestemmie si attaccano alle pareti di una casa e cadono in testa delle persone che vi abitano". Be' mio padre, bestemmiava ed odiava tutto il mondo tanto che spesso, guardando il tg, la frase che ripeteva normalmente quando c'erano delle stragi era: "Ne morisse uno ogni secondo!" La casa era così fatiscente che veramente cadeva a pezzi; le pareti in molti punti in alto erano pericolosamente nere a causa dell'umidità tanto che quando pioveva forte dovevamo mettere sul pavimento dei catini perchè l'acqua non si spargesse per il pavimento... continua

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