domenica 21 giugno 2009

Il mondo li ascolti e legga


Gesù a Suor Josefa Menendez

«Voglio che il mondo conosca il mio Cuore. Vo­glio che gli uomini conoscano il mio Amore. Lo sanno gli uomini quello che ho fatto per loro? Sap­piano che invano cercano la felicità fuori di Me: non la troveranno...

Il mio invito lo rivolgo a tutti: alle anime con­sacrate e ai laici, ai giusti e ai peccatori, ai dotti e agli ignoranti, a chi comanda e a chi obbedisce. A tutti Io dico: Se volete la felicità, Io sono la feli­cità. Se cercate la ricchezza, Io sono la Ricchezza senza fine. Se desiderate la pace, Io sono la Pace... Io sono la Misericordia e l'Amore. Voglio essere il vostro Re.

Voglio che il mio Amore sia il sole che illumina e il calore che riscalda le anime. Perciò desidero che si facciano conoscere le mie parole. Voglio che il mondo intero sappia che Io sono un Dio di Amore, di perdono, di misericordia. Voglio che il mondo intero legga il mio desiderio ardente di perdonare e di salvare, che i più miserabili non temano... che i più colpevoli non fuggano lontano da Me ... che tutti vengano. Li aspetto come un Padre, con le braccia aperte per dar loro la vita e la vera felicità.

Il mondo ascolti e legga queste parole: Un Padre aveva un unico figlio.

Potenti, ricchi, circondati di gran numero di servi, di tutto quello che fa il decoro e l'agiatezza e la comodità della vita, nulla mancava loro per essere felici. Il padre bastava al figlio, il figlio al padre, e tutti e due trovavano l'uno nell'altro piena felicità, mentre i loro cuori generosi si volgevano con delicata carità verso le miserie altrui.

Un giorno accadde però che uno dei servi di quell'ottimo padrone si ammalò. La malattia si ag­gravò tanto che, per sottrarlo alla morte, occorre­vano cure assidue ed energici rimedi. Ma il servo dimorava a casa sua, povero e solo.

Che fare per lui?... Abbandonarlo e lasciarlo mo­rire?... Il padrone buono non può risolversi a questo pensiero. Mandargli uno degli altri servi?... Ma il suo cuore potrà riposare in pace su cure prestate più per interesse che per affetto?

Pieno di compassione, chiama il figlio e gli con­fida le sue ansietà; gli espone le condizioni di quel poveretto sul punto di morire. Aggiunge che solo assidue e amorevoli cure potrebbero rendergli la sa­lute e assicurargli lunga vita.

Il figlio, il cui cuore batte all'unisono con quello del padre, si offre, se tale è la sua volontà, a curarlo egli stesso con tutta vigilanza non risparmiando né pene, né fatiche, né veglie, fino a riportarlo in salute.

Il padre acconsente; fa il sacrificio della dolce compagnia di questo figlio, che sottraendosi alla te­nerezza paterna, si costituisce servo e discende alla casa di colui, che in realtà, è servo suo.

Trascorre così vari mesi al capezzale dell'infer­mo, vegliandolo con delicata attenzione, prodigan­dogli mille cure e provvedendo, non soltanto a ciò che richiede la sua guarigione, ma anche al suo be­nessere, finché non giunge a rendergli le forze.

Il servo, allora, pieno di ammirazione alla vista di ciò che ha fatto per lui il suo padrone, gli do­manda come potrà esprimere la sua riconoscenza e corrispondere a così meravigliosa e insigne carità. Il figlio gli consiglia di presentarsi al padre, e, guarito come è, offrirsi a lui per essere il più fedele dei suoi servi, in cambio della sua grande liberalità. Quell'uomo allora si presenta al padrone e nella convinzione di ciò che gli deve, esalta la sua carità e, meglio ancora, si offre a servirlo senza alcun in­teresse, poiché non ha bisogno di essere pagato come un servitore, essendo stato trattato ed amato come un figlio.

Questa parabola non è che una debole immagine del Mio amore per gli uomini e della risposta che aspetto da essi. La spiegherò gradatamente affinché tutti conoscano il mio Cuore.


La Creazione e il peccato

Dio creò l'uomo per amore. Lo collocò sulla terra in condizioni tali che niente potesse mancare quaggiù alla sua felicità, mentre aspettava l'eterna. Ma per avervi diritto, doveva osservare la legge dolce e sapiente imposta dal Creatore.

L'uomo, infedele a questa legge, cadde grave­mente malato: commise il primo peccato. « L'uo­mo », cioè il padre e la madre, il ceppo del genere umano. Tutta la posterità fu macchiata dalla sua bruttura. In lui l'umanità intera perdette il diritto alla felicità perfetta che Dio gli aveva promesso e dovette, d'allora in poi, penare, soffrire, morire.

Ora Dio nella sua beatitudine non ha bisogno né dell'uomo né dei suoi servizi; basta a se stesso. La sua gloria è infinita e niente la può diminuire.

Tuttavia, infinitamente potente, e anche infinita­mente buono, lascerà soffrire e morire l'uomo creato per amore? Al contrario, gli darà nuova prova di questo amore e, di fronte ad un male così estremo, applicherà un rimedio di valore infinito. Una delle Tre Persone della SS. Trinità prenderà l'umana na­tura e riparerà divinamente il male causato dal pec­cato.

Il Padre dà il suo Figlio, il Figlio sacrifica la sua gloria scendendo in terra non in qualità di si­gnore, di ricco o di potente, ma nella condizione di servo, di povero, di bambino.

La vita ch'Egli condusse in terra, la conoscete tutti.


La Redenzione

Sapete come dal primo momento della mia In­carnazione, mi sottomisi a tutte le miserie della natura umana.

Bambino, soffrii il freddo, la fame, la povertà, e le persecuzioni. Nella mia vita di operaio fui spesso umiliato, disprezzato come il figlio d'un povero fale­gname. Quante volte il mio Padre adottivo ed io, dopo aver portato il peso d'una lunga giornata di lavoro, ci trovavamo alla sera ad aver guadagnato appena quanto bastava ai bisogni della famiglia!... E così sono vissuto per trent'anni!

Allora abbandonai la dolce compagnia di mia Madre, mi consacrai a far conoscere il mio Padre celeste insegnando a tutti che Dio è carità.

Son passato facendo il bene ai corpi e alle anime; ai malati ho dato la salute, ai morti la vita, alle anime ho reso la libertà perduta col peccato, ho loro aperto le porte della vera ed eterna patria.

Venne poi l'ora in cui, per acquistare la loro sal­vezza, il Figlio di Dio volle dare la sua stessa vita.

E in quale modo morì?... circondato da amici?... acclamato come un benefattore?... Anime carissime, voi sapete bene che il Figlio di Dio non ha voluto morire così; Egli che non aveva sparso altro che amore, fu vittima dell'odio... Egli che aveva portato la pace al mondo, fu oggetto di crudeltà accanita. Egli che aveva reso la libertà agli uomini, fu impri­gionato, legato, maltrattato, calunniato e morì infine su una croce, tra due ladroni, disprezzato, abban­donato, povero e spogliato di tutto.

Così s'immolò per salvare gli uomini... così compì l'Opera per la quale aveva lasciato la gloria del Pa­dre suo; l'uomo era malato e il Figlio di Dio scese verso di lui. Non soltanto gli rese la vita, ma gli ac­quistò la forza e i meriti necessari per procurarsi quaggiù il tesoro dell'eterna felicità.

Come ha risposto l'uomo a tale favore? Si è of­ferto come il buon servitore al servizio del Maestro Divino senza altro interesse che quello di Dio.

Qui bisogna distinguere le differenti risposte del­l'uomo al suo Dio.


Le risposte degli uomini

Alcuni Mi hanno veramente conosciuto e, spinti dall'amore, hanno sentito accendersi in cuore il vivo desiderio di dedicarsi completamente e senza interesse al mio servizio, che è quello del Padre mio.

Gli hanno chiesto che cosa potrebbero fare di più grande per Lui e il Padre stesso ha loro risposto:

- Lasciate la vostra casa, i beni, voi stessi e venite a Me, per fare ciò che vi dirò.

Altri si sono sentiti commuovere alla vista di ciò che il Figlio di Dio ha fatto per salvarli... Pieni di buona volontà si sono presentati a Lui, domandando come corrispondere alla sua bontà e lavorare per i suoi interessi, senza però abbandonare i propri.

A costoro il Padre mio ha risposto:

- Osservate la Legge che il Signore vostro Dio vi ha data. Osservate i miei Comandamenti senza sviarvi né a destra né a sinistra, vivete nella pace dei servi fedeli.

Altri, poi, hanno capito ben poco quanto Dio li ami. Tuttavia hanno un po' di buona volontà e vi­vono sotto la sua Legge, ma senza amore, per l'in­clinazione naturale al bene, che la Grazia ha deposto nell'anima loro.

Questi non sono servi volontari, perché non si sono offerti agli ordini del loro Dio. Tuttavia, poiché in essi non c'è cattiva volontà, in molti casi basta loro un indizio, perché si prestino al suo servizio. Altri poi si sottomettono a Dio più per interesse che per amore e nella stretta misura necessaria per la ricompensa finale, promessa a chi osserva la legge. Con tutto ciò gli uomini si dedicano tutti al ser­vizio del loro Dio? Non ce ne sono forse di quelli che, ignari del grande amore di cui sono oggetto, non corrispondono affatto a ciò che Gesù Cristo ha compiuto per essi?

Ahimè... Molti lo hanno conosciuto e disprez­zato... molti non sanno neppure chi sia!

A tutti dirò una parola di amore.

Parlerò dapprima a coloro che non mi conosco­no, a voi figli carissimi, che fino dall'infanzia vivete lontani dal Padre. Venite. Vi dirò perché non lo conoscete; e quando comprenderete chi Egli sia, e quale cuore amante e tenero abbia per voi, non potrete resistere al suo amore.

Non accade spesso a coloro che crescono lon­tano dalla casa paterna di non provare alcun affetto per i genitori? Ma se un giorno sperimentano la dol­cezza e la tenerezza del padre e della madre, non li amano forse più ancora di quelli che non hanno mai lasciato il focolare?

A quelli che non soltanto non mi amano, ma mi odiano e perseguitano, Io chiederò soltanto:

- Perché questo odio accanito?... Che cosa vi ho fatto, perché mi maltrattate? Molti non si sono mai fatta questa domanda, ed ora che Io stesso la rivolgo loro forse risponderanno: - Non lo so! -. Ebbene, risponderò per voi.

Se dalla vostra infanzia non mi avete conosciuto, è perché nessuno vi ha insegnato a conoscermi. E mentre voi crescevate, le inclinazioni naturali, l'at­trattiva per il piacere e per il godimento, il desi­derio della ricchezza e della libertà, sono cresciuti in voi.

Poi, un giorno, avete inteso parlare di Me. Avete sentito dire che per vivere secondo la mia volontà, occorre amare e sopportare il prossimo, rispettare i suoi diritti e i suoi beni, sottomettere e incatenare la propria natura: insomma, vivere secondo una legge. E voi, che fin dai primi anni non siete vissuti che seguendo il capriccio della vostra volontà, e forse gli impulsi delle passioni voi che non sapevate di quale legge si trattasse, avete protestato con for­za: « Non voglio altra legge che me stesso, voglio godere e essere libero ».

Ecco come avete incominciato ad odiarmi e a perseguitarmi. Ma Io che sono vostro Padre vi ama­vo; mentre, con tanto accanimento lavoravate con­tro di me, il mio Cuore, più che mai, si riempiva per voi di tenerezza.

Così, sono trascorsi gli anni della vostra vita... forse numerosi...

Oggi non posso più a lungo trattenere il mio Amore per voi. E vedendovi in guerra aperta contro Colui che vi ama, vengo a dirvi Io stesso quello che sono.

Figli amatissimi, sono Gesù; questo nome signi­fica Salvatore. Perciò ho le mani forate da quei chiodi che mi tennero confitto alla Croce su cui sono morto per vostro amore. I miei piedi portano i segni delle stesse piaghe e il mio Cuore è aperto dalla lancia che lo trafisse dopo la morte...

Così Io mi presento a voi per insegnarvi chi Io sia e quale sia la mia legge... Non abbiate timore, è legge d'amore... quando mi conoscerete, troverete la pace e la felicità. Vivere come orfani è ben triste... venite figli... venite al Padre vostro.

Sono il vostro Dio e il vostro Creatore, il vostro Salvatore...

Voi siete le mie creature, miei figli, miei redenti, perché a prezzo della mia vita e del mio Sangue vi ho liberati dalla schiavitù e dalla tirannia del pec­cato.

Voi avete un'anima grande, immortale e fatta per la beatitudine eterna; una volontà capace di bene, un cuore che ha bisogno di amare e di essere amato...

Se voi cercate nei beni terrestri e passeggeri l'ap­pagamento delle vostre aspirazioni, avrete sempre fame e non troverete mai l'alimento che pienamente sazia. Vivrete sempre in lotta con voi stessi, tristi, inquieti, turbati.

Se siete poveri e vi guadagnerete il pane col la­voro, le miserie della vita vi colmeranno di ama­rezza. Sentirete dentro di voi nascere l'odio contro i vostri padroni e forse giungerete al punto di desi­ derare la loro sventura, affinché anch'essi siano sog­getti alla legge del lavoro. Sentirete pesare su di voi la stanchezza, la rivolta, la disperazione: perché la vita è triste e poi, alla fine bisognerà morire...

Sì, considerato umanamente, tutto ciò è duro. Ma io vengo a mostrarvi la vita in una prospettiva op­posta a quella che voi vedete.

Voi che privi di beni terreni, siete obbligati al lavoro sotto la dipendenza di un padrone, per sov­venire ai vostri bisogni, non siete affatto degli schiavi, ma siete stati creati per essere liberi...

Voi, che cercate l'amore e vi sentite sempre in­soddisfatti, siete fatti per amare, non ciò che passa, ma ciò che è eterno.

Voi che tanto amate la vostra famiglia, e che dovete assicurarle, per quanto dipende da voi, il benessere e la felicità quaggiù, non dimenticate che se la morte ve ne separerà un giorno, non sarà che per breve tempo...

Voi che servite un padrone e dovete lavorare per lui, amarlo e rispettarlo, prendere cura dei suoi in­teressi, farli fruttare con il vostro lavoro e la vostra fedeltà, non dimenticate che sarà per pochi anni, poiché la vita scorre rapida e vi conduce là, dove non sarete più degli operai, ma dei re per l'eternità?

L'anima vostra, creata da un Padre che vi ama, non di un amore qualsiasi, ma di un amore immenso ed eterno, troverà un giorno nel luogo della felicità senza fine, preparatovi dal Padre, la risposta a tutti i suoi desideri.

Là troverete la ricompensa al lavoro di cui avrete sopportato il peso quaggiù.

Là troverete la famiglia tanto amata sulla terra e per la quale avete sparso i vostri sudori.

Là vivrete eternamente, poiché la terra non è che un'ombra che scompare e il Cielo non passerà mai.

Là vi unirete al Padre vostro che è vostro Dio: se sapeste quale felicità vi attende!

Forse ascoltandomi direte: « Ma io non ho la fede, non credo all'altra vita! ».

Non avete la fede? Ma allora se non credete in Me, perché mi perseguitate? Perché Vi ribellate alle mie leggi, e combattete quelli che mi amano?

Se volete la libertà per voi, perché non la lasciate agli altri?

...Non credete alla vita eterna?... Ditemi se vivete felici quaggiù, non sentite anche voi il bisogno di qualche cosa che non potete trovare sulla terra?

Quando cercate il piacere e lo raggiungete, non vi sentite affatto soddisfatti...

Se avete bisogno di affetto e se lo trovate un giorno, presto ne siete stanchi...

No, niente di tutto ciò è quello che voi cercate... Ciò che desiderate, non lo troverete sicuramente quaggiù, perché ciò di cui avete bisogno è la pace, non quella del mondo, ma quella dei figli di Dio, e come potrete trovarla nella rivolta?

Ecco perché voglio mostrarvi dove è questa pace, dove troverete questa felicità, dove estinguerete quella sete che vi tortura da così lungo tempo.

Non ribellatevi se mi sentite dire: tutto ciò lo troverete nel compimento della mia Legge: no, non spaventatevi per questa parola: la mia Legge non è tirannica, è una Legge d'amore...

Sì, la mia Legge è d'amore, perché sono vostro Padre.


La Legge

Ora, figli miei, udite ciò che il Padre vostro chiede come prova del vostro amore: sapete bene che una disciplina è necessaria in un esercito, ed un regolamento in una famiglia ben ordinata. Così nella grande famiglia di Gesù Cristo si impone una Legge, ma una Legge piena di dolcezza.

Nell'ordine umano i figli portano sempre il nome del padre, senza il quale non potrebbero essere rico­nosciuti come appartenenti alla famiglia.

Così i miei figli si chiamano cristiani, nome che il Battesimo conferisce loro alla nascita. Voi che avete ricevuto questo nome, siete miei figli e avete diritto a tutti i beni del Padre vostro, se ne osser­vate la Legge.

V'insegnerò che cosa è la mia Legge. E' il mio Cuore che ve la dà, questo Cuore che non conoscete e che, così spesso, ferite. Voi mi cercate per darmi la morte, ed Io vi cerco per darvi la vita. Chi di noi trionferà? La vostra anima rimarrà sempre così dura nel contemplare Colui che vi ha dato la sua vita e tutto il suo amore?

Lo so che non mi conoscete e non mi amate, anzi mi odiate e perseguitate. Tuttavia lo vi amo d'un amore infinito. Voglio farvi conoscere quell'eredità a cui avete diritto, e quanto poco dovete fare per acquistarla.

Credete al mio Amore e alla mia Misericordia. Mi avete offeso? Io vi perdono.

Mi avete perseguitato? Io vi amo.

Mi avete ferito con le parole e con le opere? Vo­glio farvi del bene ed aprirvi i miei tesori.

Non pensate che Io ignori quale fu la vostra vita fin qui: so che avete disprezzato le mie grazie, forse anche profanati i miei Sacramenti. Ma vi perdono...

E se volete vivere felici in terra e assicurare nello stesso tempo la vostra eternità, fate d'ora innanzi quanto vi dirò:

Siete poveri? Quel lavoro che la necessità vi im­pone, eseguitelo con sottomissione e sappiate che lo pure sono vissuto per trent'anni assoggettandomi alla stessa legge, poiché ero povero, anzi... molto povero.

Non considerate mai i vostri padroni come ti­ranni, non nutrite verso di loro sentimenti di odio... non desiderate loro del male, ma curate i loro inte­ressi e siate loro fedeli.

Siete ricchi? Avete sotto di voi operai e servi?... Non sfruttate il loro lavoro... ripagate giustamente le loro fatiche, e date loro prova di affetto con dol­cezza e bontà.

Poiché, se voi avete un'anima immortale, essi pure l'hanno: se voi avete ricevuto i beni che posse­dete, non è soltanto per il vostro godimento e be­nessere personale, ma affinché amministrandoli sag­giamente possiate esercitare la carità verso quelli che vi circondano.

Dopo avere accettato gli uni e gli altri, con sot­tomissione, questa legge di lavoro, riconoscete umil­mente l'esistenza di un Essere che presiede a tutto il creato. Questo Essere è il vostro Dio, e insieme vostro Padre.

Come Dio, v'impone di obbedire alla sua divina Legge.

Come Padre, vi chiede di sottomettervi da figli ai suoi comandamenti.

Così, quando avete trascorso tutta una settimana nei vostri lavori, nei vostri affari, ed anche nei vostri sollievi... se Egli vi domanda di dare almeno mez­z'ora per l'adempimento del suo precetto, è forse esigere molto?

Andate dunque alla casa di Dio. Vi attendo gior­no e notte.. E ogni domenica o giorno di festa, ri­servategli questa mezz'ora, assistendo a quel miste­ro di amore e di misericordia che si chiama Messa.

Là parlategli di tutto: della vostra famiglia, dei figli, dei vostri affari, dei vostri desideri... Espone­tegli le vostre difficoltà e le vostre pene... Se sapeste come vi ascolterà e con quale amore...

Voi forse mi direte: « Non so come assistere alla Messa... Da tanto tempo non ho varcato la soglia di una chiesa... ». Non temete per questo... Venite a passare soltanto questa mezz'ora ai miei piedi. La­sciate che la vostra coscienza dica quello che dovete fare e non chiudete l'orecchio alla sua voce. Aprite l'anima vostra... e la Grazia vi parlerà... Essa a poco a poco vi mostrerà come dovete agire in ogni circo­stanza della vostra vita, come comportarvi in fami­glia e negli affari... come allevare i figli, amare gli inferiori, rispettare i superiori... forse essa vi ispi­rerà di lasciare quell'impresa, di rompere una cat­tiva amicizia, di allontanarvi energicamente da quella riunione pericolosa... Vi dirà che odiate la tal persona senza ragione e che di quell'altra, che amate e frequentate, dovete fuggire i consigli e se­ separarvi da lei...

Provate a fare così e, a poco a poco, si prolun­gherà la catena della mia grazia. Tanto nel male come nel bene, tutto sta nell'incominciare... Gli anelli della catena si seguono l'un l'altro... Se oggi ascoltate la mia Grazia e la lasciate agire in voi, domani l'ascolterete meglio, più tardi meglio an­cora, e così di giorno in giorno la luce verrà, la pace aumenterà e la vostra felicità sarà eterna.

L'uomo non fu creato per restare sempre quag­giù... è fatto per l'eternità. Se dunque è immortale, deve vivere non per quello che muore, ma per ciò che dura.

Giovinezza, ricchezza, sapienza, gloria umana, tutto questo è niente... Passa e finisce; Dio solo sus­siste in eterno.

Se il mondo e l'umana società sono pieni di odio e di continue lotte, popoli contro popoli, nazioni contro nazioni, individui contro individui, è perché il fondamento della fede è quasi del tutto scom­parso.

Rinasca la fede e tornerà la pace e regnerà la carità.

La fede non nuoce alla civiltà, né si oppone al progresso. Al contrario, più è radicata negli indi­vidui e nei popoli, più crescono in loro la saggezza e la scienza, poiché Dio è Sapienza e Scienza infi­nita. Ma dove non c'è più la fede, la pace scompare, e con essa la civiltà, la cultura, il vero progresso... poiché Dio non è nella guerra... Allora non ci sono che divisioni di idee, lotte di classe e nell'uomo stesso, ribellione delle passioni contro il dovere. Al­lora sparisce tutto quello che fa la nobiltà dell'uo­mo: non rimane che la rivolta, l'insubordinazione, la guerra...

Lasciatevi dunque convincere dalla fede e sarete grandi. Lasciatevi dominare dalla fede e sarete li­beri. Vivete secondo la fede e non morrete eterna­mente...

Sappiano tutti gli uomini che il mio Cuore li attende e si strugge perché vuole attirarli tutti a sé, e perdonarli.

Inseguo il peccatore come la giustizia il delin­quente. Ma la giustizia lo cerca per punirlo, ed Io per perdonarlo!

Voglio perdonare... Voglio regnare... Voglio per­donare alle anime e alle nazioni... Voglio regnare sulle anime sulle nazioni, sul mondo intero...

Voglio che il mondo sia salvo... che la pace e l'unione regnino tra gli uomini. Io voglio regnare e regnerò mediante la riparazione delle anime scelte e una conoscenza nuova della mia Bontà, della mia Misericordia, del mio Amore.

Voglio che le anime possano sempre trovare nelle mie Parole il rimedio alle loro infermità.

Voglio che le anime ritornino a Me. Voglio che s'accendano di un amore ardente, mentre Io mi consumo per loro di amore doloroso. Che tutte sap­piano a che punto il mio Amore le cerca, le desi­dera, le aspetta per colmarle di felicità...

Sono la Sapienza e la Felicità!... Sono la Miseri­cordia e l'Amore!... Sono la Pace e regnerò... Voglio spandere la mia Pace fino ai confini del mondo... per regnare farò Misericordia, per cancel­lare l'ingratitudine del mondo effonderò un torrente di Misericordia.

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