mercoledì 7 ottobre 2009

un pericolo per la libertà

Giunge la notizia che il 12 ottobre alla Camera dei Deputati verrà discusso il progetto di legge che vuole stabilire il reato di omofobia in Italia. Se questa legge passasse e fosse applicata in modo coerente, diverrebbe perseguibile penalmente - anche con il carcere – chi semplicemente definisse l’omosessualità come una “malattia”. Così, ad esempio, potrebbe essere considerato reo di omofobia chi difende la superiorità della condizione e delle unioni eterosessuali rispetto a quelle omosessuali, oppure chi, in coscienza, si ostina a dichiarare che i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso sono atti moralmente riprovevoli i quali non contribuiscono né alla crescita del singolo né al progresso della società e conseguentemente non meritano alcun riconoscimento giuridico. Per non parlare poi di quanti asserissero pubblicamente che a due persone dello stesso sesso non dovrebbe essere consentito sposarsi e a maggior ragione adottare bambini. Anche queste in teoria potrebbero essere considerate affermazioni di superiorità, ovvero incitamenti alla discriminazione per motivi “fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. Non si salverebbero, ovviamente, né la Bibbia , né molto meno il Catechismo, che definiscono gli atti di omosessualità come peccato “contro-natura” e come “intrinsecamente disordinati”…
La concreta applicazione di tale reato sconterebbe altresì i limiti e le strumentalizzazioni cui la genericità del concetto di “omofobia” dà luogo. Basti pensare che un’istituzione autorevole come il Parlamento Europeo (cui le ultime riforme del Trattato hanno attribuito in non pochi settori autentici poteri “legislativi”) ha adottato nel 2006 una Risoluzione sulla omofobia in Europa, la quale ha equiparato l’omofobia – genericamente definita come “paura e avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, basata sul pregiudizio” – a fenomeni per nulla assimilabili come “il razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo e il sessismo”. Vengono equiparati così anche gli atti di violenza “fisica, morale e psicologica”, perpetrati da privati contro gay e lesbiche, con la decisione di taluni Stati europei di non dare riconoscimento giuridico alle coppie omosessuali o di introdurre modifiche costituzionali volte a impedire matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Secondo il Parlamento Europeo, dunque, le politiche degli Stati-membri, dirette a difendere l’istituto matrimoniale e familiare - così come ereditato dal diritto romano e dalla tradizione cristiana - sarebbero anch’esse espressione deplorevole di una società “omofoba” che va rieducata ai valori della “omofilia”, se necessario attraverso lo strumento della repressione penale di ogni possibile forma di dissenso.
La discussione alla Camera, prevista per il prossimo 12 ottobre, sarà dunque un momento importante di quella tremenda lotta per la libertà contro il totalitarismo democratico e ideologico e contro le lobbies di potere, che vogliono ridisegnare la vita degli uomini sulla terra secondo lo spirito dell’Anticristo.
Se il reato contro l’omofobia, che l’allora premier D’Alema tentò invano di imporre nel novembre 1999, fosse varato dal Governo di centro-destra, sarebbe un grave scandalo e un’occasione di profonda riflessione, specialmente per l’elettorato cattolico, continuamente tradito dai propri rappresentanti in nome dell’aberrante principio del “politicamente corretto”.
Regina del Santo Rosario, prega per noi!
Cordiali saluti.
Giuseppe Biffi

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