domenica 15 agosto 2010

RATZINGER RIFORMA LA MESSA BASTA CON L'OSTIA SULLA MANO


Il documento è stato consegnato nelle mani di Benedetto XVI lamattina del 4 aprile scorso dal cardinale spagnolo Antonio CañizaresLlovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino. È l'esito diuna votazione riservata, avvenuta il 12 marzo, nel corso della riunione«plenaria» del dicastero che si occupa di liturgia e rappresenta ilprimo passo concreto verso quella «riforma della riforma» più volteauspicata da Papa Ratzinger. Quasi all'unanimità i cardinali e vescovimembri della Congregazione hanno votato in favore di una maggioresacralità del rito, di un recupero del senso dell'adorazioneeucaristica, di un recupero della lingua latina nella celebrazione edel rifacimento delle parti introduttive del messale per porre un frenoad abusi, sperimentazioni selvagge e inopportune creatività. Si sonoanche detti favorevoli a ribadire che il modo usuale di ricevere lacomunione secondo le norme non è sulla mano, ma in bocca. C'è, è vero,un indulto che permette, su richiesta degli episcopati, di distribuirel'ostia anche sul palmo della mano, ma questo deve rimanere un fattostraordinario. Il «ministro della liturgia» di Papa Ratzinger,Cañizares, sta anche facendo studiare la possibilità di recuperarel'orientamento verso Oriente del celebrante almeno al momento dellaconsacrazione eucaristica, come accadeva di prassi prima della riforma,quando sia i fedeli che il prete guardavano verso la Croce e ilsacerdote dava dunque le spalle all'assemblea.Chi conosce il cardinaleCañizares, soprannominato «il piccolo Ratzinger» prima del suotrasferimento a Roma, sa che è intenzionato a portare avanti condecisione il progetto, a partire proprio da quanto stabilito dalConcilio Vaticano II nella costituzione liturgica SacrosanctumConcilium, che è stata in realtà superata dalla riforma post-conciliareentrata in vigore alla fine degli anni Sessanta. Il porporato,intervistato dal mensile 30Giorni, nei mesi scorsi aveva detto a questoproposito: «A volte si è cambiato per il semplice gusto di cambiarerispetto a un passato percepito come tutto negativo e superato. A voltesi è concepita la riforma come una rottura e non come uno sviluppoorganico della Tradizione».Per questo le «propositiones» votate daicardinali e vescovi alla plenaria di marzo prevedono un ritorno alsenso del sacro e all'adorazione, ma anche un recupero dellecelebrazioni in latino nelle diocesi, almeno durante le principalisolennità, così come la pubblicazione di messali bilingui - unarichiesta, questa fatta a suo tempo da Paolo VI - con il testo latino afronte.Le proposte della Congregazione che Cañizares ha portato alPapa, ottenendone l'approvazione, sono perfettamente in linea conl'idea più volte espressa da Jopseph Ratzinger quando ancora eracardinale, come attestano i brani inediti sulla liturgia anticipatiieri dal Giornale, che saranno pubblicati nel libro Davanti alProtagonista (Cantagalli), presentato in anteprima al Meeting diRimini. Con un nota bene significativa: per l'attuazione della «riformadella riforma» ci vorranno molti anni. Il Papa è convinto che non servaa nulla fare passi affrettati, né calare semplicemente direttivedall'alto, con il rischio che poi rimangano lettera morta. Lo stile diRatzinger è quello del confronto e soprattutto dell'esempio. Comedimostra il fatto che, da più di un anno, chiunque vada a fare lacomunione dal Papa, si deve genuflettere sull'inginocchiatoioappositamente preparato dai cerimonieri.
Di Andrea Tornielli

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