mercoledì 15 settembre 2010

Turisti e pellegrini

Da secoli l'uomo si è spostato da un luogo all'altro per tante motivazioni, oggi lo fa più spesso per uscire dalla quotidianità, per interrompere la monotonia delle abitudini, per staccare la spina, per sentirsi meno vincolato. Sono milioni le persone che ogni giorno si muovono da una città all'altra, da uno stato all'altro, da un continente all'altro con finalità turistiche. Turisti che viaggiano con destinazione località balneari, villaggi di montagne o città d'arte. Vi è un settore, però, che nell'ambito del turismo lievita ogni giorno che passa ed è il turismo religioso ovvero il pellegrinaggio. Sin dal medioevo le mete preferite dei pellegrini cristiani sono stati: Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela. Gerusalemme perché sono i luoghi in cui è vissuto Gesù, Roma in quanto epicentro della cristianità e sede della Cattedra di Pietro e infine Santiago de Compostela nella cui Cattedrale si ritiene sia sepolto l'Apostolo Giacomo di Zebedeo, o il Maggiore. La differenza fondamentale tra il turista e il pellegrino è la semplicità con la quale si mette in cammino, non cerca lo sfarzo ambientale, non pretende la comodità ad ogni costo, vive quei giorni lontano da casa nella fede e nella carità. Il pellegrino cristiano non insegue bellezze naturali o capolavori artistici scaturiti dalla genialità umana, no, egli è alla ricerca di un contatto con Dio tramite i luoghi della storia della fede e della salvezza. Il suo è un cammino spirituale per estraniarsi dalla realtà che lo circonda, per isolarsi dal resto del mondo e principiare un dialogo purificatore. Il pellegrinaggio perché produca i suoi effetti non può essere considerato e vissuto come una gita fuori porta o una scampagnata, ma dev'essere qualcosa di più profondo, un contatto più intimo con la verità, con la semplicità dei tratti essenziali della fede. Solo così il pellegrinaggio diventa un'esperienza che ci segna e che non potrà più essere cancellato.

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