domenica 30 gennaio 2011

la storia del Santo Rosario

dal sito www.Spiritosanto.net

54650H È quasi impossibile ripercorrere con esattezza i passaggi che portarono alla odierna struttura del Rosario. Si può invece seguire la nascita e lo sviluppo dei motivi di fondo, che interagirono dando origine a una sintesi di senso e a un metodo di preghiera.

Anzitutto la preghiera continua spesso si condensò in una formula breve. Al riguardo è noto il suggerimento di ripetere: "O Dio vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto" (Sal 69, 2; Cassiano, Conferenza 10, 10), oppure l'esortazione: "Respirate sempre Cristo" (S. Atanasio, Vita di Antonio 91, 3), da cui evolverà l'esicasmo.

La ripetizione portò alla preghiera numerica, poiché ripetizione e tempi d'attesa indeterminati sono ansiogeni, mentre un numero dà termine e compimento. La preghiera numerica portò al senso del numero: quante formule e in riferimento a che cosa? La risposta fu: in riferimento al Salterio. Collegata a questa intuizione ne nacque un'altra, la sostituzione, nel senso che un determinato numero di formule brevi sostituì i Salmi. La prassi si rafforzò soprattutto quando un numero crescente di soggetti non erano più in grado di accedere al Salterio. Si ebbe così la sostituzione del Salterio con 150 formule, o la sostituzione delle ore canoniche attraverso un numero variante di Pater e Ave per ognuna. In un latino maccheronico si disse: "Qui non potest DSCN0374 psallere debet patere / chi non può recitare i Salmi deve recitare dei Pater" (cfr Meersseman, Ordo fraternitatis III, pp. 1444-1445).

Con la tendenza numerica, si affermò nella preghiera l'attenzione ai "misteri" di Cristo. Già presente nei Padri, la devozione all'umanità di Cristo per alcuni deriverebbe dall'adorazione della Croce al Venerdì Santo, caricata sempre più di risonanze affettive e mariane. Di questa triplice tendenza - misteri di Cristo, dimensione mariana, risonanze affettive -, in vista del Rosario interessano due realizzazioni: i Salteri mariani e le meditazioni sulla vita di Cristo.

I Salteri mariani iniziarono nel secolo XII in alcune comunità cistercensi con l'uso di aggiungere ai Salmi un'antifona mariana. Da qui la tendenza a editare le sole antifone e a comporre direttamente dei Salteri mariani, come quello attribuito a S. Anselmo d'Aosta († 1213), con 150 antifone ritmiche derivate dal versetto di un salmo.

HC Ave Maris Stella Quanto alle meditazioni, un qualche anticipo della struttura rosariana si trova nelle Meditazioni sulle gioie della Santa Vergine del cistercense Stefano di Sallay († 1252), che propone un esercizio di preghiera di 15 "gioie" mariane divise in tre sezioni. Se il numero 15 e le gioie collegano lo scritto al Rosario, la complessità e la lunghezza ne segnano la differenza.

Più decisive quanto allo spirito del Rosario furono le Meditaciones vite Christi, degli inizi del 1300, attribuite a S. Bonaventura e ora a Giovanni de Caulibus e disponibili in edizione critica al volume 153 del CCCM. Le meditazioni sulla vita pubblica di Gesù iniziano con il battesimo e si concludono con l'ultima cena (capp. 16-73) e c'è attenzione alla presenza di Maria: a Lei Gesù chiede la benedizione prima del ministero pubblico ricevendone la risposta: "Và, con la benedizione del Padre e la mia" (p. 173, 9-10); a Lei nella cena di Betania (cap. 72), anche se "la Scrittura non ne parla" (p. 240, 2-3), Cristo rivela l'imminenza della passione e a Lei appare risorto (cap. 82) salutandola: "Salve sancta parens" (p. 301, 28-29).

grace%202a Più determinante per il Rosario fu la Vita Jesu Christi e quattuor Evangeliis et scriptoribus ortodoxis concinnata o Vita di Cristo di Ludolfo di Sassonia († 1377), pubblicata a Strasburgo 1474 e che raggiunse in poco tempo 88 edizioni latine. L'autore, domenicano e poi certosino, con ampiezza di schema (dalla generazione del Verbo alla parusia), con citazioni di Padri e di autori medievali, con la conclusione orante di ogni capitolo, contribuì a radicare stabilmente il riferimento ai misteri di Cristo nella preghiera personale.

Mutarono anche le formule. All'inizio la più usata fu il Padre nostro, tanto che Paternoster designava lo strumento per contare le preghiere. Poi per vari fattori - compresa la traduzione dell'Akáthistos in latino verso il secolo IX - cominciò a prevalere l'uso dell'Ave, come testimoniano S. Pier Damiani († 1072) e un sinodo parigino del 1200 circa, che al Pater e al Credo aggiunse l'Ave quale preghiera quotidiana da insegnare al popolo (PL 145, 564; Mansi 22, 681). Si formò così un "Rosario" di 50 Ave e un "Salterio" di 150 Ave, che già nel secolo XIII era recitato da singoli o da gruppi devoti come il Beghinaggio di Gand.

Quanto allo strumento, in antico Palladio narra di un certo Paolo che recitava 300 formule al giorno raccogliendo "altrettante pietruzze che teneva in seno e gettandone fuori una per ogni preghiera" (Storia lausiaca 20, 1). Poi ci si servì di una corda a nodi, che alcuni ipotizzano si sia affermata, tramite la Spagna, per influsso della corda annodata - la subha o tashbì - che nell'islam serviva e serve per contare i 99 Nomi divini e per sostenere il dikr, cioè il ricordo del Nome: non è possibile dimostrare tale derivazione ma è bello pensare che sia vera. Tra i cristiani d'Oriente si affermò un'analoga corona di corda o lana denominata kombológion o komboskoínon (kómbos in greco significa nodo).

Immacolata1csm01 In ultimo l'influsso del teatro come animazione liturgica e poi come rappresentazione dei misteri fuori della liturgia fondò l'aspetto immaginifico della meditazione e il riferimento visivo del Rosario: il quadro o le immagini di un libro. Il convergere di tutti questi fattori postulava un metodo di preghiera che li semplificasse e li armonizzasse. Ciò avvenne con tre interventi decisivi anche se non coordinati.

Il primo fu la divisione del Salterio delle 150 Ave in 15 decadi, precedute ognuna da un Pater (all'epoca l'Ave non comportava l'attuale seconda parte né argomenti da meditare). L'operazione è attribuita al certosino Enrico Egher di Kalcar († 1408), che altri e non lui fanno risalire a un suggerimento della Madonna. La divisione era felice perché conservava il 150 - il Salterio - e ne spezzava la lunghezza adottando lo schema decimale, il più ovvio perché basato sulle dita delle mani.

Il secondo intervento risale al certosino Domenico di Prussia († 1460), che, partendo dal rosario delle 50 Ave, unì una clausola al nome di Gesù variante per ognuna, componendo un rosario ininterrotto di 50 Ave e 50 clausole e ispirandosi a un opuscolo che riassumeva la Vita di Cristo di Ludolfo. Tale rosario era lo specchio e l'equilibrio perfetto del suo tempo e forse un equilibrio assoluto.

Mammina(1) Infatti non sostituiva né la liturgia né la Scrittura; univa l'ispirazione della preghiera numerica con la meditazione dei misteri di Cristo; concedeva spazio a ciò che, commovendo, poteva suscitare devozione (14 clausole all'infanzia, 23 alla passione, solo 7 alla gloria); restava aperto a tutta la vita di Cristo con 6 clausole sulla vita pubblica: Gesù, "che Giovanni battezzò nel Giordano, mostrandolo a dito come l'agnello di Dio / che digiunò per quaranta giorni nel deserto e che Satana tentò per tre volte / che, radunati i discepoli, predicò al mondo il regno dei cieli / che rese la vista ai ciechi, risanò i lebbrosi, curò i paralitici e liberò quanti erano oppressi dal diavolo / i cui piedi Maria Maddalena lavò con le lacrime, asciugò con i capelli, baciò e cosparse di unguento / che risuscitò Lazzaro morto già da quattro giorni e anche altri morti".

L'intervento decisivo fu però del domenicano bretone Alano de la Roche († 1475), che stabilizzò il Rosario assumendolo anche come strumento pastorale. Allo scopo istituì la prima confraternita tra il 1464 e il 1468, approvata dall'ordine domenicano il 16.5.1470: si trattava di antiche confraternite che Alano rivitalizzò dando loro la preghiera del Salterio mariano, rinvigorendole con la predicazione e un nuovo impulso. Tutto ciò rese continua nel tempo una preghiera che forse, da sola, sarebbe morta con i suoi ispiratori.

Alano conosceva e raccomandava molti rosari o salteri, con Pater o con Ave, solo cristologici o solo mariani, con clausole o senza. Preferiva però le 15 decadi in funzione dei 15 Pater che, secondo una credenza, in un anno onoravano le ferite della passione del Signore, che sarebbero state 5.475, cioè 365 (i giorni dell'anno) per 15. Alano insisteva sul Salterio: ogni giorno i confratelli dovevano pregare con 150 formule ed evitare il più possibile il termine rosario che allora sapeva di mondanità.

Tra le tante proposte di Alano c'è anche il nostro attuale Rosario, come un "Pregare direttamente rivolti a Cristo. E così la prima cinquantina si preghi ad onore di Cristo incarnato. La seconda di Cristo che sostiene la passione. La terza ad onore di Vergine dal cuore d'oro Cristo che risorge, che sale al cielo, che manda il Paraclito, che siede alla destra del Padre, che verrà a giudicare" (Apologia 14, 20). Infine Alano diede al Salterio della Vergine una fondazione ideale, ritrovandolo nella preghiera dei monaci, dei Padri, degli Apostoli e della stessa Vergine Maria, che lo consegnò in modo particolare a S. Domenico. Quest'ultimo è un clamoroso falso storico, ma va dato atto all'abilità di Alano, che impose tale interpretazione a tutta l'iconografia e non solo all'iconografia.

Come il Rosario passò dalla fluidità ancor presente in Alano alla stabilità che ci è nota? Si trattò di un processo insieme spontaneo e a spinte convergenti in cui agirono: certe preferenze di Alano sui 3 gruppi e sulle 15 decine; l'impulso unificativo derivante dalla confraternita; l'uso del quadro e l'esigenza di un criterio unico di disporvi i misteri; la stabilizzazione che succede agli inizi variegati di ogni esperienza; il riferimento al modo di lucrare le indulgenze e, successivamente, il clima della controriforma che tendeva all'esattezza nella preghiera.

I misteri sono quasi gli attuali nella xilografia di Francesco Domenech del 1488 e nell'area spagnola. A Venezia nel 1521 Alberto da Castello pubblicava il Rosario della gloriosissima Vergine Maria, mantenendo 150 clausole, ma legando la meditazione al Pater e denominandola "mistero" e dunque favorendo l'attuale assetto. Da notare che la pubblicazione considera ancora il rosario una preghiera visiva, con 165 immagini, una per ogni Pater e Ave.

L'intervento di S. Pio V fu principalmente la Bolla Consueverunt (17.9.1569), dove si legge che "il Rosario o Salterio della Beata Vergine" è un "modo di orazione" attraverso il quale Maria "viene venerata con la Salutazione Angelica ripetuta centocinquanta volte secondo il numero dei Salmi di Davide, interponendo ogni dieci Ave la preghiera del Signore con delle meditazioni che illustrano tutta la vita dello stesso Signore nostro Gesù Cristo". Per una corretta lettura notare che non risulta l'elenco dei misteri; non si accenna alle clausole ma si menziona il Salterio; la meditazione sembra legata al Pater (secondo la precedente formula di Alberto da Castello) e si estende a "tutta" la vita di Cristo.

Virgin_Mary1 Da Alano in seguito, Magistero compreso, va notato che per meditazione si intende sempre di più l'orazione mentale - da cui lo schema di ripetere le parole meditando - e meno il ripetere legato alla bocca, secondo la sentenza: "os iusti meditabitur sapientiam / la bocca del giusto medita la sapienza" (Sal 36, 30). Inoltre i documenti papali sino a Leone XIII escluso, descrivono il Rosario prevalentemente in funzione di determinarne le indulgenze. Infine il riferimento al Salterio fu sempre più debole e all'indomani della morte di Alano la confraternita di Colonia riduceva da giornaliero a settimanale l'obbligo delle 150 formule e autorizzava la divisione in cinquantine.

La stabilizzazione di cui sopra accompagnerà il Rosario sino ad oggi, con la persistenza delle clausole nell'area anglosassone. Il resto appartiene a preziosismi destinati a non aver seguito - come il Rosario mistico dei doni eccellenti e delle grazie che Dio donò alla beatissima Maria Maddalena del certosino Lanspergio († 1539) -, o a variabili che non toccano la struttura del Rosario, o alla storia del suo uso pastorale. Paolo VI nella MC 51 prevedeva "esercizi di pietà che traggono forza del Rosario", ma che non ne toccavano la struttura. La recente Lettera Apostolica RVM ripropone, rifondandoli, alcuni elementi di metodo (le clausole, ma non solo) e di contenuto (i misteri della luce). Anche questa è già storia, ma noi la percepiamo ancora come attualità.

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