martedì 10 maggio 2011

L'inferno. dai Sogni di Don Bosco.




Ecco un impressionante sogno di D. Bosco, ap­preso dalle labbra stesse del santo. Un giorno, egli, stanco, si era addormentato, quando gli apparve, in sogno, la solita guida, che gli disse: «Alzati e vie­ni con me». «Dove mi vuoi condurre?». «Vieni e ve­drai ». Dopo aver percorso un immenso deserto ari­do e secco, si apre dinanzi una strada larga, bella interminabile: correva tra due magnifiche siepi verdi, tutte coperte dei più vaghi fiori. Pareva pia­na, e invece proseguendo, D. Bosco si accorse che discendeva insensibilmente. Mentre, tutto pieno di stupore, stava a contemplare, vede incamminarsi dietro a lui, per quella via incantevole, una molti­tudine di giovani, che egli in gran parte, conosce­va; ma ecco che, di quando in quando, qualcuno improvvisamente cadeva e veniva trascinato da una forza sconosciuta verso un'immensa voragine. «Chi è che fa cadere questi giovani e li trascina ver­so il precipizio?», disse rivolto alla sua guida. «Avvicinati e vedrai». E allora vede, abilmente dissi­mulati, molti lacci, che la guida gli dice essere i lacci del rispetto umano, della superbia, dell'ira, della gola, della disubbdienza, della impurità, ecc. Il laccio in cui cadevano più vittime era quello del­l'impurità. Esamina meglio e vede che i lacci anda­vano a riunirsi tutti insieme, in una grossa fune av­volta fra gli unghioni di orribile mostro, che stava accovacciato in fondo a una tetra voragine. Chi re­stava legato pel collo, chi per mano, chi per un braccio, chi per una gamba o per un piede e il mo­stro li travolgeva tutti in quell'abisso. Si accorse però che, disseminati in mezzo ai lacci, c'erano qua e là, dei ferri taglienti e delle spade ben affilate che molti sapevano afferrare a tempo e così potevano tagliare i lacci insidiosi. Questi ferri portavano varie scritte: meditazione, preghiera, lettura spirituale, confessione, santa Comunione, devozione alla Madonna. Intanto più si andava avanti e più le rose diventavano rare, fi­no a scomparire del tutto: si vedevano solo spine pungentissime. La strada ora andava declinando fortemente, sempre più ripida, tanto che si stenta­va a stare in piedi e si snodava sull'orlo di precipi­zi spaventosi. Dopo una interminabile discesa, D. Bosco si trova in una valle buia e tetra che metteva paura. Nel mezzo di essa, illuminata da guizzi sanguigni di fiamme, un immenso edificio sulla cui porta si leggeva: Dove non c'è più salvezza! In quel momento egli vede cadere un giovane in quell'abisso, e la porta si spalanca con immen­so fragore. E dietro quella prima altre due, dieci, cento, mille porte con un boato assordante. Il di­sgraziato giovane sprofonda in quella voragine di fuoco e tutte le porte si rinchiudono dietro di lui. La stessa scena si ripete per altri e altri giovani, che precipitano alla loro volta. D. Bosco è terro­rizzato. «Ma allora, egli dice alla guida, è tutto inutile quello che io faccio per loro?»... «No», ri­sponde la guida e conduce D. Bosco al centro del­l'inferno. D. Bosco è in preda a un terrore inde­scrivibile. Non vede che fuoco, fuoco, fuoco e i dannati erano carboni roventi. Urla, gemiti, pian­ti, imprecazioni, bestemmie, maledizioni echeg­giavano sinistramente, e scene indescrivibili, spa­ventose. E la guida gli faceva notare che la causa principale della loro rovina era l'impurità. «Ma non si sono confessati? ...». «Sì, ma si sono confes­sati male, magari dicendone solo alcuni. Altri non avevano un vero pentimento, altri ebbero vergo­gna e non li dissero al confessore...». «E adesso, disse la guida, dopo aver visto i tormenti degli altri, devi tu stesso provare un po­chino l'inferno». «No, no», gridò inorridito D. Bo­sco. «Tocca almeno quest'ultima muraglia per comprendere che cosa sarà quella che è a contatto delle fiamme». Il muro era di una grossezza colos­sale e la guida gli dice: «Vedi tu questo muro? È il millesimo prima di giungere dov'è il vero fuoco dell'inferno. Sono mille i muri che lo circondano. Ognuno è di mille misure di spessore di distanza l'uno dall'altro; e ciascuna misura è lunga mille miglia; questo è distante un milione di miglia dal vero fuoco dell'inferno». Ciò detto gli prese la ma­no, l'aperse e gliela fece battere sul millesimo mu­ro. In quell'istante sentì un bruciore spaventoso, emise un altissimo grido e... si svegliò! Un sogno..., ma tanto vicino alla visione fatta vedere dalla Madonna a Fatima. È soprattutto la devozione a Lei che salva da sì immane disgrazia!

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