martedì 5 marzo 2013

Storia delle Religioni ... appunti (1)

Premesse
Nello studio delle Religioni si incontrano culture antichissime e ricche di pensiero filosofico e di esperienze spirituali. E’ necessario, perciò, disporsi all’ascolto e tenersi in umiltà per poter almeno intuire le profondità interiori di popoli, che vantano un’esperienza millenaria.
Non c’è persona umana che non abbia una sua esperienza interiore; anche coloro che si professano atei e agnostici hanno comunque un’interiorità riconducibile ad un vago sentimento religioso.
Bisogna anche dire che nel cammino di ricerca della verità tutti i popoli hanno fatto un proprio percorso e, sebbene frammisti a molti errori, anche presso di loro si trovano dei frammenti di verità, che il Concilio Ecumenico Vaticano Il chiama “semina verbi” cioè “semi” o frammenti di verità che partono dal Verbo di Dio.
Sembra lontano il giorno in cui ci sarà, secondo la promessa di Gesù, “un solo gregge ed un solo pastore”; tuttavia il cammino, che le Religioni, in particolare la Chiesa Cattolica, stanno compiendo nel dialogo interreligioso, prosegue con molto impegno e tra grandi speranze.
E’ una data storica il 27 Ott. 1986, giorno in cui, per volontà del Pontefice Giovanni Paolo II, i capi delle più grandi Religioni si sono riuniti ad Assisi per pregare insieme per la pace nel mondo.
Nella storia dell’umanità le Religioni hanno sempre fatto da sfondo ideologico nei conflitti tra popoli e nazioni. In questa data è cominciato un cammino diverso: le Religioni intendono collaborare per la pace e l’unità del genere umano, Papa Benedetto XVI prosegue in questo impegno con decisione, dedizione e successo.
ETIMOLOGIA
Che cosa significa “religione”?
Per Cicerone:
* (In “De natura deorum”, II,78,72) “religione” deriva da “relegere” = res legere = leggere la cosa considerare attentamente;
* L’uomo religioso, quindi, è colui che “considera”, “tratta con diligenza” le realtà sovrannaturali (culto riservato a Dio).
Per Lattanzio:
* (In “Divinae institutìones”, IV, 28) “religione” deriva da “religare”, che significa “legare”, “vincolare”.
* L’atteggiamento religioso, quindi, è un “legame”, un “vincolo” che ci lega a Dio.
S. Agostino ha un doppio atteggiamento:
1) nelle “Retractationes” (I, 13) segue più o meno Lattanzio: religione è il rapporto, il legame con la divinità;
2) nel “De civitate Dei” (X, 1-3), invece, sembra accostarsi a Cicerone: la parola “religione” deriverebbe da “res legere” o “res eligere”= “scegliere la cosa”, quasi che l’uomo debba scegliere Dio dopo averlo attentamente considerato.
S. Tommaso ha precisato il concetto di religione,* definendo la religione il “rapporto” o la “relazione” che l’uomo ha con Dio: religio proprie importat ordinem ad Deum = la religione comporta propriamente un rapporto con Dio.
DEFINIZIONE della “Religione”
Secondo l’antica “concezione filosofica occidentale”,
* la religione sarebbe il rapporto tra l’uomo e la divinità (quest’ultima concepita in vari modi); ma è definizione insufficiente e non può essere applicata a tutte le esperienze religiose;
il Buddhismo, per esempio, non stabilisce alcun rapporto con la divinità. Esso considera solo la salvezza dal mondo (cioè la realizzazione dell’uomo come liberazione dalle illusioni e passioni del mondo), ottenuta con tecniche umane. Da questo punto dì vista è una religione “atea”, nel senso che affida all’uomo la salvezza dalla schiavitù delle cose del mondo, senza alcun rapporto con la divinità. Sarebbe arbitrario dire che il Buddhismo non è una religione; potremmo, invece, affermare che si ha un carattere irreligioso all’interno del comportamento religioso. Si tratta, comunque, di una esperienza spirituale che coinvolge l’intera vita del soggetto e perciò non può essere esclusa dal contesto delle religioni.
Anche Epicuro (e perciò l’Epicureismo) è critico nei confronti dell’esistenza divina; per lui:
* gli dei esistono perché noi ne abbiamo “l’idea”.
* Egli insiste sulla beatitudine degli dei e sulla loro indifferenza verso le vicende umane, perciò per lui sarebbe inutile, ed anche empio, cercare di coinvolgerli con riti e preghiere in vicende umane, che non gli apparterrebbero.
Per una definizione accettabile della religione, applicabile a tutte le Religioni, occorre cambiare prospettiva, considerando il fenomeno religioso in sé e gli aspetti che ha assunto nella storia del genere umano.
La religione, pertanto, è da considerarsi:
“la credenza in una garanzia soprannaturale, offerta all’uomo per la sua salvezza, ed un’ insieme di tecniche dirette ad ottenere e conservare questa garanzia”.
Con questa definizione affermiamo implicitamente alcune cose:
1) il limite umano e la potenza soprannaturale: l’uomo si sente limitato e cerca, per questo, una garanzia soprannaturale;
2) L’imperscrutabilità misteriosa dell’agire della divinità, alla quale l’uomo si affida per
essere salvato;
3) L’uomo cerca la salvezza dai mali e la salvezza dal mondo stesso.
Ma, se gli elementi costitutivi di questa definizione sono molteplici, quelli fondamentali sono:
1) la credenza in una garanzia soprannaturale
2) le tecniche per ottenerla: preghiere, culto, ecc.

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