mercoledì 15 maggio 2013

L' alleluja di chi soffre

Bellissimo sguardo, tratto dal web
A volte la vita ci mette davanti delle situazioni imprevedibili, passiamo dall'innocenza e la spensieratezza della giovane età alla maturità fatta di problemi e malattie che una volta non avremmo mai nemmeno immaginato.
Quando si è giovani si pensa che si possa tutto, si ci sente forti e (quasi) onnipotenti, si ride, gioca e scherza come se non ci fosse un domani e tutto sembra essere fatto per durare "per sempre".

Si crede nell'amore, si fanno promesse per l'eternità, si crede nell'amicizia, si scrive sugli alberi "AmiciXSempre" si crede nella vita stessa pensando a un futuro lungo e luminoso.
Si ci sposa pensando che quella persona ti sarà sempre a fianco e si possa invecchiare insieme.

Poi si cresce e si incontrano le difficoltà della vita e lasciando perdere i difetti umani (tradimenti, litigi ecc) c'è anche la malattia e il dolore, così riguardando foto di scuola ci rendiamo conto che alcuni nostri compagni non sono più in vita, chi per malattia, chi per incidente.

Scopriamo il dolore della perdita di un caro affetto e di una malattia che capita a noi.

Scopriamo di avere i capelli bianchi, il mal di schiena, e le ferite che solcano il corpo e l'anima che ci impediscono di fare i movimenti che da giovani sembravano così facili.

Ci chiediamo, giustamente "Dov'è DIO?" mi insegnano che sia sempre giovane, che non abbia età, che dia la vita eterna e che ami tanto eppure permette queste cose, giustificandosi dicendo "Ho amato tanto che ho dato mio figlio per voi", lavare la sofferenza con altra sofferenza.
Un vero paradosso per un DIO che è amore.

Ci si sente soli e si pensa al dolore grande della non risposta a questi quesiti.
DIO è presente, c'è ne accorgiamo nei piccoli miracoli che la vita ci propone, le gioie, gli amori, la felicità, ma non riusciamo a darci risposta a queste domande, a questi dolori, al lutto.

Anche per chi ha seguito un tragitto di fede fin da piccolo questi eventi te la maturano, te la modificano, da una fede "fanatica" diventa una fede matura, riflessiva, psicologa, è la fede che ti fa comprendere l'umanità degli altri, le loro debolezze, le loro paure, i loro dolori, è la fede dell'amore.

Forse è proprio questo lo scopo del dolore, della sofferenza, del lutto, dei capelli bianchi e del dolore di schiena.

Il sentirci burattini senza fili può farci capire che ognuno deve muovere i fili altrui per aiutarci a vicenda.

Questo mi fa pensare a un racconto che ho letto tempo fa, ve lo scrivo:

Un sant’uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese : «Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno».
Dio condusse il sant’uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno.
C’era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
 Il sant’ uomo sentì l’acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato.
Avevano tutti l’aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.
Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l’aprì. La scena che l’uomo vide era identica alla precedente. C’era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l’acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici conversavano tra di loro sorridendo.
 Il sant’uomo disse a Dio : «Non capisco!» - E’ semplice, – rispose Dio, – essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire sé stessi….ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri! Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi… Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura… La differenza la portiamo dentro di noi!!!
Sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi"

Non pretendo di dare una spiegazione al dolore con questo post, una spiegazione che umanamente non ho neppure io, un dubbio che fa male al cuore, parlare di fede è fin troppo facile, in questo blog esistono quasi mille articoli al riguardo, una volta avrei dato mille risposte a queste domande, con la sicurezza e la presunzione di sapere sempre di essere nel vero, con quel pizzico di giudizio verso chi non aveva le mie stesse risposte, ma vivere la fede è tutt'altra cosa.

Gridare "alleluja" al Signore nel lutto, con le famiglie distrutte o con gravi malattie, è un gesto eroico, che va ai confini della follia (l'amore vero è folle) e che è ben diverso dal predicare il vangelo per strada e bussare alle porte quando tutto procede bene.
Bisogna avere coraggio per farlo, e i santi ma anche tantissime persone comuni lo hanno avuto, ma non bisogna giudicare chi non c'è l'ha anzi, bisogna comprendere l'umanità del "perché" che suona alle nostre coscienze forte, per svegliare la nostra indifferenza.

Concludo questo articolo che non da risposte ma apre domande (sperando di suscitare bei dialoghi anche nella nostra pagina Facebook L'amore di Gesù e Maria Trionfa sempre) con una frase letta ieri sera, che forse non centra ma che mi piace:

Solo chi non ha fame è in grado di giudicare la qualità del cibo.



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