lunedì 7 ottobre 2013

Tragedia di Giuseppe Giuffrida, morire per una giornata di lavoro...

Scrivere questo articolo per me è molto difficile, lo è sempre quando si ci trova dinnanzi a lutti così imprevedibili e difficili da affrontare, quando vite vengono tolte senza una causa.
Lo è perché in questo blog si cerca di vedere tutto con gli occhi della fede, e spesso questo risulta difficile.

La notizia a cui faccio riferimento è per chi non lo sapesse (specialmente i lettori non Catanesi) questa: E' morto Giuseppe Giuffrida Il 22enne ferito al Mercato agro-alimentare. (riportata dal quotidiano online LiveSicilia.it).

Non sono nella condizione per poter dare un giudizio sull'accaduto, c'è un processo in corso e spero che il giudice sappia giudicare in maniera corretta e obiettiva senza farsi influenzare da nessun fattore esterno.

I fatti (che potete leggere nella Cronaca) riportano di un diverbio avvenuto tra il giovane (e il fratello) e il vigilantes, per un pass scaduto, e il vigilantes dopo aver sparato un colpo in aria, ha sparato un colpo addosso al giovane, ferendolo alla milza e uccidendolo di fatto.

Nulla, nessuna parola di cordoglio, nessuna pena capitale, niente potrà mai sostituire questa vita perduta, nemmeno questo articolo e questo mi pare abbastanza ovvio.

Come religiosi ci mettiamo in preghiera che DIO possa accogliere la sua anima e possa ritrovare la pace, quella che purtroppo su questa terra non esiste, come religiosi è questa la nostra speranza ed è questa la luce che dobbiamo portare ai familiari, pur sapendo, ripeto, che non c'è parola in questo momento che possa portare conforto per la perdita di un figlio.

Una riflessione però voglio darla, portare una pistola è una grande responsabilità, sia di chi la indossa e sia chi la da in dotazione, prendere una persona dargli una pistola e di "sorveglia qui" con tutti gli inconvenienti di una giornata di lavoro è un comportamento folle, così come lo è folle prendere la pistola e sparare a una lite, portandosi ora una vita sulla coscienza e la giustificata rabbia di tutti i familiari, in un avvenimento che sicuramente ha cambiato inesorabilmente la vita al vigilantes, che però ancora la vita c'è l'ha, il ragazzo invece, l'ha persa, e non si torna indietro.

Un arma è un oggetto progettato per uccidere, è vero che si può sparare in forma intimidatoria, ma resta un arma per uccidere, non dovrebbe nemmeno esistere, ma esiste e dovrebbe essere usata da pochi, sicuramente gente con un cervello e sicuramente in contesti diversi rispetto al mercato ortofrutticolo, per le situazioni più gravi esistono le forze dell'ordine, come carabinieri e polizia, che (si suppone) hanno un addestramento diverso.

La riflessione è sempre questa, il mondo ha bisogno di pace, di amore, si può morire (e uccidere) per una giornata di lavoro ?
Si può salutare la famiglia la mattina e finire la giornata in una camera mortuaria ? è vero che come dice Gesù "Non conosciamo il giorno ne l'ora" tuttavia è abbastanza triste che tutto avvenga così, per 4€ di ingresso, per un pass scaduto, per una giornata di lavoro.

Quello che resta adesso sono "chiacchiere", gli articoli dei giornali, i commenti nelle pagine, i link su Facebook, le parole degli opinionisti.
Le Chiacchiere che non accompagnano quello che sicuramente non è ne il primo ne, ahimè l'ultimo caso di questo genere.

Il dolore è che di chi c'è l'ha, di chi piange un figlio, di chi non dorme la notte, e la speranza è che questo possa servire da monito per scongiurare eventi futuri, per salvare vite, ma servirà ?








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