giovedì 17 novembre 2016

"LA PARABOLA DEGLI UCCELLINI"

Nel secondo anno della sua vita pubblica  Gesù, passeggiando con il piccolo Marziam, un bimbo che aveva preso e affidato a Maria,  in quanto rimasto tragicamente orfano, dialoga e ne raccoglie lo sfogo e il dolore per quella triste perdita e così racconta lui la parabola degli uccellini :
....... «Lo vedi che Io sono venuto e ti ho preso?
Questo è prova che Dio ti amava e che tua madre vegliava su te».
Il bambino tace, pensando. Sembra cercare luce dal suolo che calpesta, tanto lo guarda, camminando a fianco di Gesù sull'erbetta un poco strinata dal tramontano dei giorni prima. Poi alza il capo chiedendo: «Ma non sarebbe stata una prova più bella se non mi faceva morire la mamma?».
'Gesù ha un sorriso per la logica umana della piccola men­te. Ma spiega, serio e buono: «Ecco, Marziam. Ti farò capire le cose attraverso un paragone. Tu mi hai detto che ti piacciono gli uccellini, non è vero? Ora senti un poco. Gli uccellini sono fatti per volare o per stare in gabbia?».
«Per volare».
«Va bene. E le mamme degli uccellini come fanno a nutrirli quando sono piccini?».
«Li imbeccano». «Sì. Ma con che?».
«Coi semi, le mosche, i bruchi, o briciole di pane, o pezzet­tini di frutta che trovano volando qua e là».
«Benissimo. Ora ascolta. Se tu questa primavera trovassi un nido per terra, con i piccoli dentro e la madre sopra, cosa faresti?».
«Lo prenderei».
«Tutto? Come sta? Madre compresa?».
«Tutto. Perché è troppo brutto essere piccoli senza mam­ma».
«Veramente nel Deuteronomio è detto di prendere solo i piccoli, lasciando libera la madre che è sacra al prolificare».
«Ma se è una buona mamma non se ne va. Corre dove sono i suoi piccoli. La mia avrebbe fatto così. Neanche a Te mi avreb­be dato per sempre, perché sono ancora bambino. Venire anche lei con me non avrebbe potuto, perché i fratellini erano ancora più piccoli di me. E allora non mi avrebbe lasciato andare». «Sta bene. Ma senti: secondo te, vorresti più bene a quella madre degli uccellini e a loro stessi tenendo la gabbia aperta perché andasse e venisse col cibo appropriato, oppure tenendo prigioniera anche lei?».
«Eh!... le vorrei più bene lasciandola andare e venire finché i piccoli sono cresciuti... e le vorrei bene del tutto se, tenendo­mi loro, una volta cresciuti, lasciassi libera lei perché l'uccello è fatto per volare... Veramente... per essere proprio del tutto buo­no... dovrei lasciare volar via anche i piccoli cresciuti e render­li alla libertà... Sarebbe il più vero amore che potrei avere per loro. E il più giusto... Eh! sì! Il più giusto, perché non farei che permettere che si compia quanto Dio ha voluto per gli uccel­li...».
«Ma bravo Marziam! Hai proprio parlato da saggio! Sarai un grande maestro del tuo Signore, e chi ti ascolterà ti crederà perché parlerai da saggio! ».
«Davvero, Gesù?». Il visetto, prima inquieto e triste, poi scuro di pensiero, chiuso nello sforzo di giudicare ciò che era migliore, si spiana e splende nella gioia della lode.
«Davvero. 'Ora vedi un po'! Tu, solo perché sei un bravo bambino, giudichi così. Pensa tu come giudicherà Dio, che è Perfezione in tutto, riguardo alle anime e al loro vero bene.

  Le anime sono come tanti uccelli che la carne imprigiona nella sua gabbia. La Terra è il luogo dove sono portati colla gabbia. Ma anelano alla libertà del Cielo, al Sole che è Dio, al Nutrimento giusto per loro, che è la contemplazione di Dio. Nessun amore umano, neppure il santo amore di madre per i figli o di figli per la madre, è tanto forte da soffocare questo desiderio delle ani­me di ricongiungersi alla loro Origine che è Dio. Così come Dio, per il suo perfetto amore per noi, non trova nessuna ragione tanto forte da superare il desiderio suo di riunirsi all'anima che lo desidera. E allora che avviene? Delle volte l'ama tanto che le dice: "Vieni! Ti libero". E lo dice anche se ci sono dei bambini intorno a una mamma.
Lui vede tutto. Lui sa tutto. Lui fa tutto bene quello che fa.
Quando libera un'anima - potrà non parere agli uomini, dall’intelletto relativo, ma lo è - ,
quando libera un'anima, lo fa sempre per un bene più grande, dell'anima stessa e dei suoi congiunti.
EGLI allora, te l’ho già detto altre volte,  
AGGIUNGE AL MINISTERO DELL'ANGELO CUSTODE IL MINISTERO DELL'ANIMA CHE HA CHIAMATO A Sè, E CHE AMA
IN UN AMORE MONDO DA PESANTEZZE UMANE I SUOI PARENTI AMANDOLI IN DIO.
Quando libra un' anima si impegna anche a sostituirsi ad essa nelle cure ai supestiti.»
[Maria Valtorta]

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